Valeria aveva diciannove anni e si preparava a vivere la sua stagione più felice.
Si era appena diplomata e questo, se da un lato aveva ritardato le sue vacanze al mare, dall’altro le avrebbe permesso di goderne appieno, avendo raggiunto il suo primo obiettivo di una certa importanza.
Se a questo si aggiungeva il fatto di aver incontrato, qualche mese prima, l’uomo della sua vita, si poteva ritenere veramente soddisfatta, in pace con se stessa e il mondo intero, pronta a vivere serenamente quel mese di vacanza al mare, senza desiderare niente di più.
Questo la rendeva più sicura di sé, più allegra e bendisposta verso gli altri e, sicuramente, più simpatica e attraente.
Fu così che Valeria si trovò, per la prima volta in vita sua, a dover barcamenarsi fra due uomini contemporaneamente ai quali, poco prima della fine dell’estate, se ne aggiunse un terzo.
Gianni, di qualche anno più grande di lei, era altissimo, magrissimo e…..affascinantissimo. Lo aveva conosciuto in casa di amici e le si era rivelato subito un uomo molto colto, di una cultura non libresca, ma formatasi attraverso esperienze di vita vissuta che lei, animaletto d’appartamento, trovava stupefacente.
Ma quello che di lui l’aveva colpita più di tutto era il suo atteggiamento trasgressivo che i genitori di lei trovavano preoccupante, tanto quanto Valeria, ribelle pecora nera della famiglia, trovava rassicurante.
Si erano innamorati subito l’uno dell’altra e adesso contavano su quelle vacanze per poter intensificare i loro incontri e rinsaldare il loro rapporto.
La vacanza era appena cominciata e tutto andava come previsto quando, alla comitiva che si era formata sulla spiaggia, si aggiunse Franco.
Franco era tutto il contrario di Gianni: robusto, serio, piuttosto inquadrato, già laureato ed in attesa di iniziare a lavorare nell’azienda del padre.
Aveva cominciato subito a corteggiare Valeria, nonostante la presenza nel gruppo di alcune ragazze sicuramente più avvenenti di lei, cosa che la lusingava anche se non riusciva a spiegarsela, avendo saputo dagli amici comuni che Franco prediligeva le ragazze molto appariscenti.
E lei era tutt’altro.
Così un giorno in cui Franco era stato carino con lei ancora più del solito, gli aveva chiesto a bruciapelo:
– Perché continui a prendermi in giro? Non sono neanche lontanamente il tuo tipo di donna, perché vuoi farmi credere il contrario? Non sono né alta, né bella, né formosa, né… –
– Né che cos’altro? – l’aveva interrotta lui – Ma ti sei mai guardata? Fallo qualche volta. Sei perfetta: piccola, ma ben proporzionata, hai ogni cosa al posto giusto, gambe che tutte ti invidiano e due fari blu al posto degli occhi; sei vivace, intelligente e…, e io mi sono innamorato come un cretino e, come un cretino, vengo qui ogni giorno a farmi torturare da te che non hai occhi che per lui per, poi, sentirmi anche dire che ti prendo in giro.
Valeria, rimasta senza parole, riuscì solo a dirgli: – Scusa!- e corse a casa confusa.
Quella stessa sera, davanti allo specchio, esaminava il suo corpo, si rendeva conto che Franco dopotutto non aveva torto e si chiedeva come mai Gianni non glielo aveva fatto mai notare, ben sapendo che lei si credeva piuttosto bruttina e insignificante, almeno dal punto di vista fisico.
Aveva subito pensato di chiederglielo il mattino dopo, ma non lo fece: non voleva rischiare che finisse come quella volta in cui aveva toccato, per la prima e ultima volta, l’argomento con sua madre.
Valeria aveva pochissimi ricordi della sua infanzia; dovevano essere state tanto spiacevoli le sue esperienze di bambina che aveva finito per rimuoverle quasi tutte.
Ma ce ne sono alcune che sono talmente dolorose che rimangono impresse in maniera indelebile e finiscono per condizionare tutta la vita.
Questa era stata per Valeria una di quelle.
Aveva sette anni ed una nonna, quella paterna, che ripeteva spesso, guardandola:
– Ma che bella nipotina che ho! – Oppure diceva agli altri:
– Vedete com’è bella mia nipote?
Un dannatissimo giorno, in cui questa nipotina stava a guardarsi allo specchio, ed era stata sorpresa dalla madre che, contrariata, le aveva chiesto cosa stesse facendo, lei aveva risposto chiedendole a sua volta:
– Mamma. È vero, come dice nonna, che sono bella? –
– No! – aveva risposto la madre con decisione – e non farti mettere altri grilli in testa da tua nonna -.
Valeria era rimasta soltanto un po’ delusa ma grata alla madre (almeno così aveva creduto allora), per averla messa di fronte ad una realtà immutabile che le avrebbe evitato illusioni future.
Naturalmente, da quel giorno, non si era più guardata allo specchio, aveva trascurato il suo aspetto fisico, indossava sempre pantaloni e scarpe da tennis, non aveva sentito il bisogno di truccarsi, come facevano le sue amiche, né di agghindarsi con anelli, collane, orecchini e fronzoli del genere.
Ora, scoprirsi improvvisamente gradevole, ben fatta, attraente e non solo intelligente, capace e tutte le altre cose che consolano le bruttine, se da un lato la rendeva esultante, dall’altro le creò qualche problema di coscienza.
Come poteva far soffrire un uomo a cui doveva tanta riconoscenza?
Come poteva compensare Franco, senza togliere nulla a Gianni?
In spiaggia si mostrò più carina nei confronti di Franco, cominciò ad ascoltarlo con più attenzione e ad interessarsi di più alla sua vita.
Scoprì così che anche lui amava leggere e cominciarono a scambiarsi i libri che possedevano e a discuterne insieme.
Intanto cominciavano le pressioni familiari, o meglio della madre, con commenti decisamente favorevoli nei confronti di Franco e altrettanto decisamente sfavorevoli nei confronti di Gianni.
Ma lei era di Gianni che era innamorata. Che confusione nella sua testa e quanti sensi di colpa: deludeva Franco, che non avrebbe meritato ben altro, deludeva sua madre una volta di più e faceva arrabbiare suo padre perché, scopertasi, aveva cominciato ad indossare bikini sempre più ridotti che, negli anni Sessanta, qualsiasi padre in generale, e siciliano in particolare, trovava scandalosi.
A questo punto si prese una pausa di riflessione e non si presentò in spiaggia per due giorni.
Quando tornò, senza che la sua pausa e le sue riflessioni, l’avessero condotta da qualche parte, un’altra sorpresa l’attendeva: Marco, un amico d’infanzia di Gianni che trascorreva nove mesi l’anno su una nave, due mesi con la famiglia a Milano e un mese, agosto, con la nonna a Palermo.
Marco, mostrò subito, oltre al fascino dello scapolo sempre in giro per il mondo, una vivacità intellettiva fuori dal comune, modi da lord inglese e, soprattutto, una simpatia particolare nei confronti di Valeria, della quale non perdeva occasione per mettere alla prova l’intuito, la perspicacia e la prontezza mentale.
Una continua sfida intellettuale stimolante ed eccitante. E Valeria, scrollandosi di dosso scrupoli e sensi di colpa, prese la sua decisione: aveva tre uomini a disposizione e ne avrebbe fatto buon uso.
Con uno poteva condividere gli interessi culturali, con un altro poteva combattere ad armi pari su basi intellettive e con Gianni, poteva farci l’amore.
Ma i tre maschietti cosa ne pensavano?
Non ci fu più molto tempo per dare una risposta a questa domanda.
Finite le vacanze, ogni cosa si ridimensionò automaticamente.
Marco si imbarcò in una delle sue navi; Gianni, non potendo rimandare ancora, partì per il servizio militare; Franco, che rimase in contatto con lei ancora per qualche tempo, persa ogni speranza di poter trasformare il suo rapporto con Valeria in qualcosa di più, decise di non farsi più sentire.
Valeria, rimasta sola, si iscrisse all’Istituto Superiore di Giornalismo, checché ne dicesse sua madre, e cominciò un intensissimo rapporto epistolare con Gianni che rimase il suo grande amore, nonostante le tentazioni estive, le continue pressioni della madre e quindici mesi di separazione forzata, finché non si sposarono.
Aurelia Noto
05/01/2012